Quel primo di luglio in cui ho detto “basta”!

Ognuno di noi ha delle date importanti, date che hanno segnato il corso della nostra vita, anche io ovviamente ho le mie. Oggi voglio condividere con te una di queste date, una di quelle più importanti, quel primo di luglio in cui ho detto bastael dia que dije basta

Quel giorno d’estate di ormai 6 anni fa ho detto basta, ho lasciato l’azienda per la quale lavoravo con l’intenzione di iniziare a intraprendere la professione di lavoratore autonomo e la mia avventura come imprenditore

Quel che è certo è che non avevo alcun dubbio. Ero molto sicuro della decisione che avevo preso; però devo riconoscere che allo stesso tempo, anche se in maniera controllata, ero preoccupato per quello che mi aspettava…

Se mi hanno insegnato qualcosa le 42 primavere che mi porto sulle spalle è che le preoccupazioni e la paura fanno parte della vita stessa .

Dobbiamo imparare a vivere con esse. E quanto prima lo accettiamo e impariamo meglio è. Inoltre non solo dobbiamo imparare a convivere con la paura e le preoccupazioni, ma dobbiamo anche imparare a essere grati del fatto che siano presenti nella nostra vita. Non dobbiamo fuggire quando ce le troviamo davanti!

Ho sempre pensato che in qualche modo sono la vera essenza della vita stessa. Sentire la paura e avere delle preoccupazioni ci fa sentire vivi, ci obbliga ogni giorno a superare noi stessi; sono in qualche modo gli ingredienti fondamentali per crescere nella nostra vita.

Quel giorno lasciavo alle mie spalle più di dieci anni fantastici in un’azienda che mi aveva permesso di crescere come  professionista e anche come persona.
Un’azienda alla quale sarò grato per tutta la mia vita.

Il giorno che ho detto BASTA

Era arrivato però il momento di dire basta.

Non c’era più niente da dire…il matrimonio era finito, l’amore si era spento e le nostre strade dovevano separarsi.

Fra me e la mia azienda ad avere il concetto più chiaro ero ovviamente io. Le aziende migliori non hanno mai impiegati indispensabili e inoltre io ero molto lontano dall’ esserlo.

Per un altro verso, quel giorno io stavo perdendo tutto per cercare di vincere tutto.
Perdevo la sicurezza, perdevo un lavoro molto ben pagato, perdevo i colleghi dai quali apprendevo ogni giorno, perdevo la possibilità di avere una carriera importante e mi obbligavo ad affrontare il mondo.

Nella cultura latina la paura del fallimento è un cancro orribile.

Negli Stati Uniti invece se a un colloquio di lavoro affermi di non aver mai fallito in vita tua, allora puoi star sicuro che il tuo processo di selezione terminerà in quello stesso istante.

La paura del fallimento è ciò che ci paralizza, è ciò che ci fa cadere in trappola e finisce col convincerci a tornare indietro perché…chissà cosa dirà la gente se le cose non andranno bene!

Perché ci sentiamo liberi di dire e fare quello che ci passa per la testa quando siamo lontani dal nostro paese?
Perché perdiamo la paura che qualcosa possa andare male. Perché sembra che i chilometri non ci allontanino solo fisicamente ma mettano anche una certa distanza fra noi e la paura di affrontare quello che potrebbero pensare familiari e amici…
Perdiamo la paura di osare assumendoci il rischio di renderci conto che SÌ possiamo farlo.

Passiamo ogni giorno molte ore del nostro tempo nel nostro posto di lavoro. Ti invito a farti questa domanda: vale la pena lasciarsi trasportare da una vita che non ci appartiene o forse sarebbe meglio correre il rischio e lottare per un futuro professionale diverso, felice e che ci riempia di orgoglio?

Non è facile. Ovvio! Però sono assolutamente certo che ogni singola persona di questo mondo non solo abbia il diritto ma anche il dovere nella sua vita di ottenerlo e lottare per questo.

Non sei felice con il tuo lavoro?

Smettila di lamentarti oggi stesso! Forse è arrivato il momento che anche tu dica “basta”. Lamentarsi è la cosa più stupida che una persona possa fare.

Tutti abbiamo la possibilità di cambiare il ritmo della nostra vita allo scopo di raggiungere la felicità perché la felicità non è un momento, non è un istante, lo vedo ogni giorno con il mio lavoro.

Chi afferma il contrario lo fa perché purtroppo non ha ancora incontrato la felicità nella sua vita. E forse fa questo tipo di affermazioni perché prova invidia verso coloro che SÌ si considerano felici.

Vuoi farlo?

Allora avanti! Non è un cammino facile, lo sai, però è come impegnarsi per una professione dura come quella di IRON MAN…devi prepararti per anni prima della competizione. E quando arriva il momento della sfida devi saper mescolare in modo perfetto muscoli e cervello. Nessuno  dei due ti farà arrivare in finale senza l’aiuto dell’altro.

Però una volta che sei arrivato…WOW!
Che bello viverlo, sentirlo, raccontarlo…e soprattutto fare in modo che sempre più persone possano provarlo.

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