Non fare paragoni

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Dice un vecchio proverbio che “i paragoni sono odiosi.”
E nonostante lo siano per davvero c’è però sempre qualcosa che scatta dentro di noi e che ci porta a paragonarci continuamente agli altri.

Ognuno di noi ha un punto di riferimento, un modello al quale si ispira. Anche più di uno. Avere dei punti di riferimento è positivo, può essere una fonte di motivazione, ma solo se gestiamo la cosa in maniera sana e vediamo all’altra persona come un esempio, senza cadere in inutili paragoni.

Paragonarci agli altri è un’abitudine che può finire col danneggiarci seriamente, sottoponendoci a un continuo stress e facendoci perdere la concentrazione.

Nessuno ha detto che sia facile disfarsi di quest’abitudine, ma quando decidi di farlo e smetti di paragonarti agli altri, automaticamente la tua vita diventa più rilassata, anche l’autostima e la fiducia in se stessi ne escono rafforzate.
Inoltre è proprio quando smettiamo di concentrarci sugli altri e riportiamo l’attenzione su noi stessi che iniziano ad apparire interessanti opportunità, che adesso possiamo vedere solo perché finalmente non siamo più impegnati a guardare da un’altra parte. E ora si che è possibile approfittare di queste opportunità!

Se hai l’abitudine di paragonarti agli altri, questo può influenzare il tuo sviluppo e frenare il raggiungimento dei tuoi obiettivi. Forse questi consigli potranno aiutarti a cancellare definitivamente questa cattiva abitudine:

  1. Dietro l’abitudine di paragonarsi agli altri si nasconde un grande problema:l’autostima ne viene influenzata.
  2. Per farla finita con questa abitudine fai attenzione ai momenti in cui ti stai paragonando agli altri e frena la tua mente, sii cosciente, non permetterle di prendere il sopravvento.
  3. E’ importante che rifletti sulla tua situazione e ti convinca profondamente che hai sempre la possibilità di cambiare e migliorare sempre che tu lo desideri e ti proponga di farlo.
  4. Se ancora non ce l’hai, cerca uno scopo per la tua vita.
  5. Soprattuttodevi sapere che sei una persona unica e speciale. Non sei uguale a nessun altro e nessuno è uguale a te. Fin dove arriverai dipende solo da te.

Per concludere ti raccomando, quando ti senti tentato a fare paragoni, di guardarti indietro e considerare tutto quello che hai ottenuto fino a questo momento. Se sei arrivato sin qui puoi avanzare sin dove lo vorrai, per te stesso, rimanendo te stesso.

Avanti!

Intervista a Leonardo Penotti (@penotti)

Fare la conoscenza di qualcuno che ha percorso lo stesso cammino che vorresti intraprendere tu, quando si tratta di avviare un’attività, scoprire le sue esperienze, sapere quello che pensava quando ha cominiciato, quello che pensa adesso, quello che senza dubbio farebbe di nuovo e quello che invece ha imparato dagli errori, secondo me, è davvero di grande aiuto per qualsiasi imprenditore.

Per questo ho deciso di aprire una nuova rubrica qui sul blog, uno spazio che dedico alle interviste agli imprenditori. E ho avuto il piacere di conoscere e inaugurare questa sessione con Leonardo Penotti (@penotti).

Argentino di origine italiana, Penotti è Ingegniere dei Sistemi di Informazione, Consulente I.T. in Comunicazione e Politica e imprenditore.


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Per poterti conoscere un po’ meglio ci racconti brevemente qualcosa di te?

Vivo a Rosario, Argentina, dove sono nato e cresciuto. Sono Ingegniere dei Sistemi di Informazione e Consulente I.T. in Comunicazione e Politica

Che influenza hanno avuto i tuoi genitori su di te?

Sono cresciuto in un tipico ambiente della classe media lavoratrice, ricevendo molto amore soprattutto da parte dei miei genitori. Da loro ho imparato il valore della parola, dell’empatia, del rispetto, l’onestà e soprattutto l’importanza che ha per se stessi aiutare qualcun altro. Tutto questo me l’hanno insegnato attraverso il loro esempio senza bisogno che mi dicessero nulla.

Quali sono le tue origini?

Ho origini che risalgono all’Italia del nord, precisamente in Piemonte. Per questo ho la nazionalità italiana, oltre a quella argentina. I miei nonni facevano lavori completamente diversi da quelle che sono oggi le mie inclinazioni: litografia, metallurgia, pittura e arti plastiche. Certo nessuno di loro aveva un orientamento professionale simile al mio, che non sono attratto solo dall’Ingegneria, ma dall’arte in generale. Se parliamo invece delle mie origini etniche, come gran parte degli argentini, ho nel corpo sangue italiano, libanese, francese e creolo.

In quale momento della tua vita hai deciso di diventare Ingegnere in Sistemi di Informazione?All’incirca all’ultimo anno delle scuole elementari.

Raccontaci qualcosa su come è iniziata la tua carriera come Ingegnere in Sistemi di Informazione

Mi sono laureato come Ingegnere dei Sistemi di Informazione nella mia città, con una formazione statale all’ Universidad Tecnológica Nacional e successivamente con una formazione privata presso l’ Universidad Abierta Interamericana.

Quali corsi hai trovato utili come complemento alla tua carriera?

Mentre frequentavo la facoltà partecipavo a seminari e corsi affini e interdiscipinari come per esempio  “Unified Modeling Lenguaje”, analisi dei dati, architettura del software, nuove tecnologie e altre. Anche lo studio delle lingue è stato rilevante, perché per mantenere il passo è necessario leggere le bibliografie nella loro lingua originale, e questo ti permette di apprendere i concetti esattamente come gli esprime l’autore senza alcuna manipolazione.

Parlando di libri, quali libri o autori hanno svolto un ruolo determinante durante il tuo periodo da studente?

Ce ne sono molti. Le specializzazioni all’interno di questo tipo di lavoro sono talmente tante che mi sarebbe impossibile raccomandare solo una parte delle letture più adatte. Certamente però posso citare alcuni grandi autori che hanno trattato temi in maniera integrale e anche quelli che ne hanno parlato in maniera specifica. Ad esempio Thomas Cormen, William Stallings, Charles Leiserson, Craig Larman, Ronald Rivest, Andrew Tanenbaum, Abraham Silberschatz, Clifford Stein, fra i tanti. Quel che è certo è che nessuno dei loro libri può deludere.

 

Parlando invece di libri e autori non accademici ma ricreativi, quali preferisci? Anche relazionati con le nuove tecnologie.

Partendo dal fatto che i generi che più mi affascinano sono il distopico e il cyberpunk, gli autori che  più mi piace leggere sono William Gibson, George Orwell, Aldous Huxley, Ray Bradbury, Phillip Dick, Alan Moore, Masamune Shirow, Phyllis James e qualcun altro. Allo stesso modo mi vengono in mente grandi registi che mescolano distopia e surrealismo come per esempio Hideaki Anno, Terry Gilliam, Fritz Lang, Luis Buñuel, David Lynch, David Cronenberg, Alejandro Jodorowsky e l’elenco sarebbe ancora lungo.

Qual’è stato il tema della tua Tesi di Laurea?

La mia tesi era incentrata su una piattaforma virtuale universitaria per docenti e studenti sviluppata come un modello integrale di attività. Grazie all’aiuto di diversi docenti abbiamo testato il software online in vari corsi della Facoltà, per tutto il processo di sviluppo. I risultati furono molto buoni e hanno dimostrato come la resistenza al cambiamento in ambito accademico tende a diminuire.

Ricordi alcune materie che ti hanno fatto venire “il mal di testa”?

Mi piace molto la matematica e non posso dimenticare materie come “Fisica delle Leggi di Einstein”, “Elettromagnetismo in Stato Solido II” e alcune altre che in questo momento non ricordo sicuramente.

Come e quando è iniziata la tua carriera professionale?

Mentre stavo finendo l’università, a 25 anni, insieme a un gruppo di professionisti ho fondato nella città di Buenos Aires la prima impresa in Argentina che offriva servizi su piattaforme immersive. Oltre a ricoprire il mio ruolo gestionale ho ricoperto anche le mansioni di project manager e sviluppatore. La mia specializzazione mi ha permesso di essere l’unico programmatore in questo momento nel campo del linguaggio orientato a oggetti di Linden Lab e di Opensim.

Ricordi alcuni incontri curiosi con i tuoi primi clienti?

Ricordo una situazione molto divertenete dove un cliente mi disse: “Sei il primo Ingegnere dei Sistemi che conosco ad essere anche estroverso”. Fu molto carino.

Quali progetti o sviluppi furono maggiormente trascendenti o rilevanti, sia per te che per il cliente?

Ho avuto l’opportunità di portare avanti progetti immersivi nell’area politica per il Governo della Città Autonoma di Buenos Aires, nell’area educativa per la Universidad Argentina de la Empresa (U.A.D.E.), in Tics per la Rete delle Scuole Medie,  in ludicizzazione per Sedal Argentina per mano della conduttrice Mariana Fabbiani e nell’area multimediale per Radio Del Plata grazie al giornalista Jeorge Lanata, fra i tanti. Una volta conclusa questa tappa ho fatto alcuni laboratori e seminari inerenti questo tema.

C’è qualche annedoto che vorresti raccontarci di questa tappa?

Senz’altro mi piacerebbe rendervi partecipi delle difficoltà incontrate al momento di registrare l’impresa sulle piattaforme virtuali, in particolare per quanto riguardava il titolo, perché questa categoria non esisteva. Inoltre, a livello internazionale, non esisteva ancora Oculus, né Google o Facebook avevano investito in questa tecnologia, perché non era di uso di massa. Comunque non nego che l’esperienza più divertente fu quella con Jeorge Lanata. Era la prima volta che faceva uno streaming dal vivo connettendo un programma radio a una piattaforma virtuale accessibile al pubblico. Quando seppe che venivo da Rosario ricordo che disse scherzando: “Ma voi rosarini siete da tutte le parti, non è possibile”.

Un progetto all’interno di questi sviluppi che si è distinto per la sua trascendenza?

Un’esperienza molto gratificante è stata vedere uno dei miei sviluppi educativi presentato in CNN in spagnolo.

C’è un progetto o uno sviluppo che in questo momento ti entusiasma più degli altri?

Mi entusiasma molto la consulenza I.T. in politica e comunicazione. A livello internazionale è più struttrato, pensato bene e retto da una grande infrastruttura di dati. Qui molte volte lo si fa in maniera disordinata, quando in realtà si può fare molto meglio visto che abbiamo le risorse umane e le infrastrutture necessarie. In questo senso ho lavorato in strategie di campagne politiche virali e integrate per candidati con carica esecutiva, legislativa e centri di quartiere. Un ventaglio professionale che va dalla pianificazione della strategia generale, la ricerca e la capitalizzazione delle risorse, passando per l’analisi dei dati, fino alla formazione degli utenti finali. In questo caso particolare, non cito i nomi dei candiati per questioni di protocollo.

Un’esperienza personale o lavorativa che ti ha segnato?

Bè la vita ipso facto ci sorprende sempre. Per motivi di salute in famiglia, dopo l’esperienza come imprenditore sono tornato a lavorare più vicino a casa. Ho organizzato e portato avanti tutto il processo di recupero e riabilitazione della salute di mia madre. Desideravo avere la possibilità di restituire tutto quello che mi avevano dato e continuavano a darmi le persone a me più care e grazie a questo ho affrontato nuove sfide con una visione rafforzata di quello che è realmente importante nella vita. Per la mia esperienza personale quello è stato un momento di svolta.

Al giorno d’oggi quali sono le sfide che un Ingegnere in Sistemi di Informazione credi debba affrontare?

Questo lavoro ha molte ramificazioni e confini, per questo si potrebbero contare molteplici sfide. Se parliamo di sfide in generale allora potrei concentrarmi su quello con cui un ingegnere appena laureato o anche uno già avviato deve fare i conti, le definizioni stigmatizzate come ad esempio  “riparatore di PC”, “programmatore”, “hacker”, “disegnatore di pagine web”, etc.

Potrebbe sembrare uno scherzo ma nel nostro paese e in generale in Sud America, gli Ingegneri di Sistema sono confusi spesso con altre professioni tecniche. Molte volte infatti si pensa erroneamente che l’Ingegnere di Sistemi debba sapere tutto circa la tecnologia, hardware, software o qualsiasi altra tematica relazionata. Nonostante sia una professione “relativamente” nuova se paragonata ad altre che hanno alle spalle secoli di storia, c’è una grande disinformazione da parte delle persone in generale, professionisti e non.

Questo non significa che non rispetto le persone che di professione programmano o riparano pc, tutto il contrario, mi riferisco invece alla confusione che genera poi il problema della scarsa remunerazione quando viene assunto un Ingegnere dei Sistemi per fare un lavoro che non gli compete. Una grande piaga è il fatto che si dà uno stipendio con valore tecnico a coloro che ad esempio hanno fatto un corso di linguaggio di programmazione, ma che non hanno alcuna formazione universitaria. E, torno a ripetere, non mi esprimo su altri professionisti, mi riferisco al fatto che non sta bene assumere un Ingegnere dei Sistemi di Informazione per realizzare unicamente ed esclusivamente il lavoro di programmatore. Qui la colpa ce l’ha l’impresa che sa bene quello che sta facendo ma tuttavia lo fa ugualmente. Un ingengere ha competenze integrate, vede i processi con gli occhi di un’aquila, ha risorse umane, infrastrutture e moltissime altre conoscenze che ha sviluppato grazie alla sua formazione universitaria.

Se dovessi ricominciare la tua carriera professionale come imprenditore, sapendo quello che l’esperienza ti ha insegnato sino ad ora, cosa faresti di diverso?

“Essere perfezionista è quello che molte volte mi rimprovero”

É una risposta molto difficile perché come esseri umani siamo costretti a prendere delle decisioni in ogni secondo della nostra vita. Però posso affermare che non mi pento di nulla di quello che ho fatto a livello professionale, perché tutto quello che ho sviluppato l’ho fatto con coscienza e con la stessa professionalità, indipendentemente dalle dimensioni del progetto. Questo mi dà tranquillità, essere onesto. Essere perfezionista è quello che molte volte mi rimprovero.

Che consigli daresti a quei professionisti o imprenditori che desiderano avere successo?

“Il valore aggiunto più importante per un professionista è la sua onestà. Saper dire no al momento giusto. E vorrei ricordare loro di prendersi sempre cura dell’ingegneria sociale, che è l’hacking umano, questo è il vero cavallo di troia.”

Anzitutto mi piacerebbe sapere qual’è la loro definizione di successo. Sembra un cliché, ma posso affermare empiricamente che il successo è qualcosa di molto personale.

Per me il successo significa fare un lavoro che mi appassiona e avere la certezza che i miei affetti sono esattamente là dove desiderano stare e che sono felici. Non mi piace dare consigli come se fossero massime, però posso prendere quello che dalla mia esperienza lavorativa ho colto di positivo. Il valore aggiunto più importante per un professionista è la sua onestà, se uno è onesto con il suo cliente e questo ha la capacità di vedere e dare valore alla sua onestà, non avrei dubbi nel concludere un accordo con lui. Per onestà non mi riferisco solamente al fatto di non mentire ma anche alla capacità di dire quello che il cliente non è preparato o non vuole sentire, ma che nel momento in cui si apre a questo ottiene un beneficio assicurato. Voglio dire, non essere politicamente corretti per tutto il tempo. Anche essere sufficientemente umili per capire le esigenze irrealizzabili del cliente, stabilire un rapporto di empatia affinché lui capisca che sei dalla sua parte e lavori nell’interesse di entrambi. Creare un’atmosfera di lavoro il più tranquilla è piacevole possibile, sia se ci si trova dalla parte di chi fa le regole che dall’altro lato. Cercare di ricordarsi che se una persona dirige il progetto quella persona è il leader del gruppo, non il capo, questa è una grande sfida tanto professionale come emozionale.  Saper dire “no” al momento giusto perché si è consapevoli che sostenere un “si” nel tempo è impossibile. Infine vorrei ricordare loro di prendersi sempre cura dell’ingegneria sociale, che è l’hacking umano, questo è il vero cavallo di troia.

Oggi qual’è la tua motivazione principale?

Uscire dall’area di confort è la mia motivazione

Mio padre quando ero piccolo mi ripeteva sempre questa frase: “Devi sempre questionare su tutto, rispondere alla domanda di qualcuno con un altro e perché?”. Non dimenticherò mai questo, quella sete di conoscenza, di curiosità, essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, uscire dall’area di confort è la mia motivazione. Quando si dice che la nostra generazione è bombardata di informazioni e per questo saturata, non è il mio caso, perché penso che abbiamo la capacità di discernere chi o quale informazione è utile o vera. E se non hai questa capacità puoi chiedere consiglio a qualcuno che invece ce l’ha. In quanto a motivazione personale credo, come ho detto prima, che aiutare il prossimo è il migliore impuso e anche quello più gratificante.

Facebook o Twitter? E perché?

“Da un punto di vista personale scelgo Twitter, perché è il social network più democratico. Su Twitter cittadini e politici sono allo stesso livello”

Da un punto di vista personale scelgo Twitter, perché è il social network più democratico che esiste.  Nel bene e nel male agisce come una via di comunicazione diretta fra persone che non potrebbero mai incontrarsi in altri modi. Dico nel bene e nel male perché ovviamente qualsiasi persona che si nasconde dietro un profilo falso si prende la licenza di dire qualsiasi cosa rimanendo impunito e altre persone potrebbero anche prendere per vere notizie che non lo sono, tuttavia la colpa è di chi non controlla le fonti delle notizie che legge.

Ma il lato positivo è che si può parlare senza filtri con qualsiasi persona o personaggio di cui si ha bisogno e inoltre trasmettere un messaggio che sia pubblico affinché venga raccolto da milioni di persone, senza necessariamente essere in relazione di “amicizia” con questi. In altre parole Twitter mette sullo stesso piano un utente e un politico, si trasforma in una comunicazione orizzontale, anche se questo non si applica o non vale nella vita reale. Twitter è “LO” strumento comunicativo più importante della rete, perché si è convertito nella voce ufficiale di politici, eventi, dichiarazioni giornalistiche, etc. Un esempio a me vicino è quello del dibattito fra candidati alla presidenza  in Argentina, il primo nella storia dove tutte le voci politiche sono passate attraverso questa rete. Twitter per sua natura è la rete di partecipazione attiva o attivista, ovviamente se la si usa bene.

Facebook invece ha un uso più passivo, ossia l’utente aspetta di leggere quello che già è stato deciso che legga per avere un’esperienza più diveretenze e priva di dibattito esterno. Anche il controllo dei commenti segue una metodologia più restrittiva, perché possono essere cancellati molto facilmente da un amministratore, una visione totalmente opposta alla libertà di azione che dà Twitter.

Il meglio di Twitter è non leggere le catene che si condividono sulle bacheche di Facebook.

Se invece parliamo di marketing, pubblicità e questioni che si riferiscono al posizionamento di brand, la questione andrebbe analizzata in maniera più minuziosa, con un altro senso della prospettiva e sarebbe un tema molto più grande per poterne parlare qui.

Mi ricordo che a un evento di fumetti ho avuto la possibilitò di fare una domanda a David Lloyd, il disegnatore di “V per Vendetta” circa l’uso che  fa “Anonymus” nelle reti sociali della maschera di Guy Fawkes, ed egli mi rispose: “Non appoggio nessuna causa ingiusta, ne qualche movimento in particolare, ma se è per una buona causa non ci vedo nulla di male nell’usare qualsiasi tipo di maschera”.

Senza entrare in temi più complessi come il caso PRISM o altri più polemici come l’uso dei dati privati degli utenti delle reti sociali, mi piacerebbe chiudere questa domanda con una frase di Orwell che utilizzo per riferirmi all’uso differente delle varie reti sociali: 

“Il giornalismo consiste nel dire cose che altri non vogliono che si dicano; tutto il resto sono pubbliche relazioni”

Per me questo riassume la differenza nell’uso personale fra Twitter e Facebook.

Quali blogs o pagine web sono i tuoi punti di riferimento a livello professionale? Quelli che visiti con maggior frequenza per mantenerti aggiornato…

Mi piace leggere gli articoli attraverso RSS, ossia il testo nella sua forma più semplice possibile. Senza alcun ordine raccomando soprattutto i seguenti: Techcrunch, Wired, Thenextweb, Tech2, Mashable, Theverge, Forbes Technology, Nytimes Technology, Ars Technica, Cnet, Engadget, Lifehacker, fra i tanti.

Come possono seguirti i miei lettori?

Il mio sito personale è penotti.com.ar  e i miei contatti social sono:

Twitter: @penotti (twitter.com/penotti)

Instagram: @penotti (instagram.com/penotti)
LinkedIn: linkedin.com/in/penotti.

Un vero e proprio esempio di passione, dedizione e duro lavoro con il quale è stato un vero piacere parlare. E se ancora non lo conoscevi spero che anche per te sia stato un piacere scoprirlo.

 

leonardo penotti

Leonardo Penotti exponiendo en el Centro de Expresiones Contemporáneas.

Generare fiducia negli utenti, strategie per imprenditori

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“Non avanzare equivale a retrocedere”. Questa non è solo una verità ma è anche il titolo di un’inchiesta realizzata a livello globale che ci conferma qualcosa che già sapevamo circa la fiducia dei consumatori o clienti.

Quel che è certo è che la fiducia, di per sé, non permette di vendere un prodotto o un servizio di scarsa qualità. Però è anche vero che l’assenza di fiducia non dà modo di vendrere un prodotto o un servizio, per quanto buono. Questa è una delle conclusioni che la compagnia KPMG afferma nel suo saggio basato su un’inchiesta a livello globale fatta a 539 alti dirigenti del settore retail e vendita di beni di consumo.

Questo studio segnala anche che i dirigenti più giovani, fino a 35 anni, sono più propensi a dare importanza alla fiducia da parte del consumatore, al punto da farne una parte fondamentale e prioritaria della loro strategia. Ed è proprio in questo punto che raccolgo questo concetto per parlare precisamente di questo, della fiducia da parte di utenti e consumatori…

Anche se le aziende e i professionisti che si dedicano al marketing lo hanno ben chiaro, come rivela questo studio, sono ancora molte le imprese che non hanno bene in mente che uno dei principali obiettivi, specialmente per quanto riguarda la presenza su internet, deve essere quello di generare fiducia. Tuttavia e aggiungo,fortunatamente, i dirigenti e gli imprenditori più giovani stanno già mettendo in pratica questo concetto….

Infatti le nuove tendenze e strategie di marketing digitale sono focalizzate nel costruire un eccellente relazione con l’utente, basata sulla fiducia, costruita prima ancora che diventi un cliente. Un buon esempio di ciò è l’inbound marketing.

Per ottenere questa relazione bisogna conoscere le fasi attraverso le quali passa un utente prima di trasformarsi in cliente:

Visitatore

L’utente ha una necessità e cerca su internet come soddisfarla. In questo modo arriva sulla pagina web e incontra contenuti che gli sono utili o pratici per soddisfare i suoi bisogni.

Promotore

Una volta scoperta la pagina web e i suoi contenuti, gli condivide con i suoi contatti attraverso le reti sociali. Ed è in questo momento che inizia a mostrare la sua fiducia per il brand.

Sottoscrittore

Si trasforma in un sottoscrittore una volta che inizia a visitare la pagina web con una certa frequenza e acquista fiducia nel brand o nell’impresa.

Difensore

Un utente difensore è quello che condivide con la sua comunità il contenuto che riceve e le sue interazioni con il brand o l’impresa. Questo tipo di utente è praticamente un utente (e dico utente, non cliente) fidelizzato.

Cliente

Dopo aver conosciuto l’impresa e i contenuti che offre ha ottenuto già tutte le informazioni e i dati di cui ha bisogno per essere preparato al momento di prendere la decisione di acquistare.

Una decisione alla quale arriva, presumibilmente, grazie alla fiducia generata in precedenza.

Fiducia che, se solida, aumenta di molto le probabilità che in futuro torni nuovamente a comprare.

 

I vantaggi della pubblicità online

publicidad online

La pubblicità online è una delle forme più efficaci di promozione che un brand o un professionista devono impegnarsi a conoscere. Non a caso gli investimenti in questo senso sono andati crescendo con una percentuale stupefacente negli ultimi anni.

La chiave si trova in ciò che permette di promuovere qualsiasi tipo di prodotto o servizio adattando completamente la campagna a un pubblico effettivo, riuscendo in questo modo a invogliare i clienti a comprare oppure a usare certi prodotti o servizi…E naturalmente è un mezzo che permette anche di raggiungere milioni di persone in tutto il mondo, 24h su 24, 365 giorni l’anno.

Ma i suoi vantaggi non finiscono qui. Abbiamo ancora:

Efficacia

Come dicevo prima, è possibile adattare totalmente le campagne esattamente al tipo di pubblico che desideriamo venga raggiunto dai nostri annunci.

Costo

La pubblicità tramite internet può essere adattata a qualsiasi tipo di progetto e anche con risorse limitate è possibile ottenere dei buoni risultati.

Usabilità

Progettare una campagna di pubblicità su internet, generalmente è un compito semplice che chiunque può realizzare o portare a termine. Sempre, questo è certo, avendo almeno delle conoscenze basilari sul tema e alcuni obiettivi chiari per poter guadagnare e trarre il massimo vantaggio dall’investimento che si realizza.

Misurabilità

La pubblicità su internet ci permette di misurare i risultati in maniera esatta e relativamente semplice in qualsiasi momento, in tempo reale e da qualsiasi luogo nel quale abbiamo una connessione a internet.

Flessibilità

Quando lanciamo una campagna pubblicitaria abbiamo la possibilità di modificare, cambiare, migliorare, eliminare o sostituire l’annuncio in qualsiasi momento e in forma immediata.
In questo modo minimizzeremo i rischi al momento di investire nella pubblicità.
E, senza alcun dubbio, questo è un vantaggio che non troviamo in qualsiasi altra piattaforma.

Questi che ho appena elencato sono solo alcuni degli infiniti vantaggi che ci offre la pubblicità online. Forse sono i più evidenti, ma non gli unici. Tuttavia sono proprio questi aspetti i diretti responsabili di una crescita imparabile degli investimenti nella pubblicità online e del fatto che Internet si sia trasformato in una delle piattaforme più utilizzate al momento di realizzare pubblicità e promuovere imprese, brand, prodotti e servizi che appartengono praticamente a qualsiasi tipo di settore.

Crea passo passo il tuo piano di comunicazione sui social network

plan de comunicación en redes sociales

Ogni strategia di marketing richiede tempo e molto lavoro. Se ci lanciamo in quest’avventura e poi non le dedichiamo il tempo necessario o non teniamo in conto la pianificazione che richiede, nel migliore dei casi, avremo perso molto tempo. La chiave per ridurre le possibilità di perdere il controllo della nostra strategia o ridurci a perdere tempo, è un buon piano di comunicazione fatto a misura delle nostre esigenze.

In genere una delle cose che bisogna fare prima di cominciare, è scegliere i mezzi o i social sui quali saremo presenti. Certamente non dovrà essere la nostra principale preoccupazione, invece di pensare in quale rete sociale essere presenti, la prima questione che dobbiamo affrontare  è quali sono i nostri obiettivi.

Qual’ è il tuo target di pubblico, dove puoi incontrarlo, qual’ è il tuo vantaggio competitivo…

Una volta capito chi  è il tuo target e dove puoi incontrarlo, potrai stabilire con efficacia quali mezzi o reti sociali sono i più adeguati per te o per la tua attività

Sapere dove incontrare i tuoi potenziali clienti non basta, è necessario conoscere molto bene la cultura di ogni rete sociale in cui saremo presenti, stabilire obiettivi e misurarli, solo così potremo valutare i risultati.

Prima di cominciare a lavorare sul progetto del tuo piano di comunicazione nelle reti sociali tieni presente che questo dovrà essere il  più chiaro e conciso possibile, quello che cerchiamo sono risultati effettivi. Il mio consiglio è  quello di non fare un progetto che sia  più lungo di una pagina, semplifica e specifica chiaramente:

  1. I social media in cui sarai presente

Decidi quali sono i social network nei quali tu o la tua attività sarete presenti in funzione del tuo target (Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest…).

Il mio consiglio è che nel piano di comunicazione sia incluso anche uno strumento dove potrai elaborare contenuti, come ad esempio un blog. Inoltre sono utili anche quei mezzi che permettono di condividere immagini, come Flickr o un canale YouTube, tenendo presente il grande potere che hanno oggi immagini e video.

  1. Call to action

Il tuo piano deve specificare molto bene cosa vuoi che facciano gli utenti o i tuoi potenziali clienti una volta giunti alla tua pagine web.

Vuoi che si registrino alla newsletter? Hai un ecommerce e il tuo obiettivo è che acquistino? Vuoi che scarichino il tuo ebook?

Attraverso una call to action potrai grazie ai tuoi posts nel blog, video o condivisioni nei diversi social media, invitare gli utenti.

  1. Analisi

Devi sapere in ogni momento a che punto sei e non perdere di vista dove vuoi arrivare. E questo si può ottenere solo grazie all’analisi.

Vuoi aumentare le visite alla tua pagina web? Vuoi allargare la tua comunità? Vuoi aumentare le vendite del tuo ecommerce?

Soltanto i dati ti permetteranno di mettere a fuoco la tua strategia o reindirizzarla verso i tuoi obiettivi.

 

 

 

Come progettare una strategia di marketing efficace

plan estratégico

Per quanto riguarda le strategie e i modi per raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo quando avviamo la nostra impresa, sono tante le cose che ci può capitare di vedere e leggere, soprattutto su internet. Tuttavia, aldilà di tanta informazione, o più precisamente per un eccesso di informazione, a molti non è chiaro come sfruttare al meglio le proprie risorse, il tempo, le possibilità e realizzare così gli obiettivi personali e della propria impresa.

Attuare con tecniche e metodi apparentemente pratici, efficaci e interessanti non è una cosa semplice…A volte perché potrai avere a che fare con azioni concrete che non sai come inserire nel tuo piano; altre volte perché semplicemente non ti prendi il giusto tempo per apprendere e mettere in pratica molta teoria. La conseguenza diretta di tutto questo è l’implementazione di strategie o azioni che neanche sai se saranno efficaci o meno.

Se è questo il tuo caso non disperarti!, ci siamo passati tutti…

Il segreto non sta nel mettere in pratica azioni isolate, ma nel progettare un piano strategico che ti permetta di avanzare in maniera realista verso gli obiettivi; che ti permetta di rilevare quello che funziona e quello che invece no, per poter così migliorare o sostituire azioni a favore dello sviluppo del nostro progetto.

Non è facile ma nessuno ha mai detto che lo fosse; e alla parola impossibile avanzano le prime due lettere. Così che vediamo come possiamo procedere in questo senso…

Primo passo: definire molto bene l’obiettivo

Se non sappiamo quello che vogliamo, difficilmente potremo agire in maniera tale da ottenerlo.

Se il tuo obiettivo è aumentare la tua lista delle sottoscrizioni non dovrai impiegare lo stesso tempo, le stesse risorse, le stesse strategie o lo stesso presupposto nel caso in cui il tuo obiettivo fosse invece quello di generare visibilità per la tua impresa e/o servizi o prodotti.

Definisci molto bene l’obiettivo principale. Senza di esso, procedere con una linea coerente e allo stesso tempo efficace, non è possibile. Inoltre, gli obiettivi devono avere alcune caratteristiche di cui ho già parlato in precedenza: devono essere concreti, realisti e misurabili.

 Scegli la/le strategia/e per realizzare l’obiettivo

Una volta che abbiamo ben chiaro quello che vogliamo, conviene fare una lista delle possibili azioni che ci permettono di avvicinarci a esso.

A seconda del tuo obiettivo, puoi ricorrere a un’infinità di strategie: marketing di contenuti, video, pubblicità, concorsi, sorteggi, email marketing, etc.

In funzione del tuo obiettivo avrai modo di scegliere strategie che a priori sono più convenienti di altre…Non è necessario implementare tutto, solo quello che ti reca un beneficio tale da metterti difronte ai tuoi obiettivi e, soprattutto, che ti permetta di dominare molto bene le tue azioni.

Non si tratta solo di definire un obiettivo e pianificare alcune strategie per raggiungerlo, bisognerà tener presente anche le risorse di cui si dispone e fare in modo che si adattino al piano che si sta sviluppando. Avere del tempo libero da poter dedicare ad alcune attività del progetto non è la stessa cosa che non avere a disposizione questo tempo. Così come non è la stessa cosa disporre di risorse da destinare alla pubblicità, che non disporne affatto, per fare un esempio.

Piano di azione

Con un obiettivo chiaro e una strategia definita, quello che manca è solo passare all’azione. E qui le cose si complicano…perché sopraggiunge l’incertezza, le paure, le procrastinazioni e, se non sappiamo gestire il tutto, anche la demotivazione.

Qui è dove bisogna lavorare duro, non soltanto per mettere in pratica la tua strategia, ma anche per vincere tutte le paure che paralizzano.

Un modo efficace per andare avanti col nostro progetto è realizzare liste di attività o azioni quotidiane, settimanali, etc. Vi assicuro che man mano che si realizzano piccoli progressi, risultati, che avvicinano agli obiettivi, allora sarà più facile continuare perché aumenterà anche la motivazione.

 

Trasformare un’idea in un’attività

idea

Tutte le attività imprenditoriali iniziano con un’idea. Con un’idea e con tanto sforzo e lavoro, chiaro. Certamente tutti noi abbiamo delle idee, ma non sempre sappiamo trasformarle o convertirle in un’attività.

Ho incontrato molti imprenditori che, pur sapendo su cosa volevano basare la loro attività, si sentivano perduti al momento di mettere la loro idea in pratica e concretizzarla.

Questo succede per molti motivi: per paura, per mancanza di informazione, o per molti altri ostacoli che, in tante occasioni, sono il motivo per cui progetti anche molto interessanti non vedono la luce.

 

Molte di queste barriere si trovano in realtà all’interno, siamo noi stessi a metterle e non sono altro che giustificazioni nelle quali troviamo una motivazione per pensare che non possiamo o che non è possibile. E quando crediamo in qualcosa che non è possibile finiremo col confermarlo, perché non siamo capaci di vedere le possibilità o le alternative che ci permettono di renderlo possibile.

 

Se non sei più disposto/a a inventare scuse e vuoi trovare soluzioni che ti permettano di trasformare la tua idea in un’attività, puoi iniziare a:

 

Decidere che tipo di attività vuoi e valutare se è in sintonia con lo stile di vita che desideri

Se ti piace il contatto con le persone e avere una routine organizzata, con degli orari prestabiliti, è possibile che ti troverai bene con un’attività che ha orari commerciali nei quali è richiesta la tua presenza.  Se quello che realmente ti rende felice è avere più tempo per te, allora hai bisogno di un modello di attività che, oltre a combaciare con i tuoi valori, te lo permetta.

Cercare informazioni che siano attinenti all’attività che desideri avviare

Investigare sul mercato, quello che c’è, quello di cui ha bisogno, ti aiuterà a incontrare alternative e soluzioni per offrire qualcosa che migliori quello che altri stanno già offrendo, ti permetterà di sapere come puoi realizzare il tuo prodotto o servizio per offrirlo con una qualità migliore e definire il tuo valore aggiunto.

Elabora una lista con tutto quello di cui hai bisogno per avviare la tua attività

Questa più che un’opzione è una necessità che può salvare da molti rompicapo. Non solo ti aiuterà ad avere più chiaro e sempre presente ogni punto, ma ti permetterà anche una maggiore efficienza e un considerevole risparmio di tempo.

Definisci i tuoi obiettivi

Non è la prima volta che parlo dell’importanza di definire molto bene gli obiettivi, e sicuramente non sarà l’ultima. Portare a termine questo compito è fondamentale per ottenere quello che vuoi o raggiungere i risultati che ti sei proposto.

Inserisciti laddove ti trovi a tuo agio, il posto dove desideri andare. E, ovviamente, è necessario tracciare bene ogni passo che fai per raggiungere questo posto al quale desideri arrivare.

Gli obiettivi, non mi stancherò mai di dirlo, devono essere concreti, realisti e misurabili.

Tieni presente tutti gli ostacoli possibili che potrai incontrare e che dovrai superare.

Non metterci tutta la tua energia e non focalizzarti solo su questo, ma è importante prevederli. Non è una questione di pensare continuamente alle difficoltà che possono apparire, si tratta di non farsi cogliere di sorpresa e di aver accesso alle risorse necessarie per risolvere ogni ostacolo o problema.

E’ il momento di passare all’azione

Una volta che avrai valutato e pensato molto bene alle possibilità, alle risorse, e ai possibili ostacoli, che ti sarai informato sulla situazione attuale del mercato nel quale intendi operare, che sai quello che vuoi e come lo vuoi…è il momento di passare all’azione.

E’ il momento di iniziare a concretizzare questa idea e cominciare il camino che desideri percorrere.

Pianifica ognuna delle azioni che devi porre in atto per metterti in marcia e sii realista con ognuna di esse. E se qualcosa va male, invece di rimanere bloccato, fai marcia indietro e torna sui tuoi passi per poter poi proseguire di nuovo in avanti.

Lavoro, costanza, disciplina, pazienza e andare sempre avanti. Questa è la chiave.